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giovedì 21 aprile 2011

Facciamo come in Egitto e Tunisia Intervento di Marco Ferrando su "il manifesto"


Come volevasi dimostrare. Ogni giorno che passa conferma una volta di più sia l'ipocrisia delle cosiddette opposizioni parlamentari, sia l'illusione di una liquidazione giuridica del Cavaliere. Il Partito democratico ha letteralmente salvato il governo dalle sue contraddizioni votando prima la guerra in Libia (di cui anzi è primo condottiero), e poi il federalismo regionale di Bossi e Calderoli, col pubblico ringraziamento della Lega.
Parrallelamente il Sultano bonaparte trasforma le aule di tribunale in tribune comizianti: sino a mobilitare la propria base contro le opposizioni. Siamo al punto che il governo recita la parte dell'opposizione, e l'opposizione la parte del governo: col risultato che il governo (vero) sopravvive o addirittura si rafforza, e l'opposizione (finta) si condanna all'impotenza (pur di compiacere Bankitalia e attendere la sua investitura).
I lavoratori, i giovani, le donne, che hanno animato in questi mesi le piazze dell'opposizione sociale, non hanno nulla a che sparire con questo gioco suicida sulla loro pelle.
La verità è che possono contare solo sulle proprie forze. Prenderne coscienza e liberarsi da ogni illusione: questa è la loro necessità.
Perchè solo una grande spallata popolare può fare piazza pulita del governo Berlusconi, accantonare opposizioni farsa, aprire la via di un'alternativa vera, che sgombri il campo da sfruttamento, malaffare, xenofobia.
Per questo il PCL continua la propria campagna nazionale
“fare in Tunisia e in Egitto”: chiedendo con forza a tutte le sinistre politiche, sindacali, di movimento, di liberarsi dall'abbraccio paralizzante del Pd e di unire la propria forza in una mobilitazione straordinaria che abbia il coraggio di provare a vincere. Continueremo a portare questo appello in tutte le occasioni di confronto e in tutte le manifestazioni di massa: sociali, politiche, democratiche, contro la guerra.
Ovunque si respiri la volontà di svolta e di riscatto.
Il successo della nostra campagna, la quantità di adesioni in continua crescita che sta registrando, dimostra che un'avanguardia larga di lavoratori e di giovani è disposta a porre fine allo spirito di rassegnazione e cerca la via della ribellione sociale e politica. Il Partito Comunista dei Lavoratori non ha altro scopo che il loro. Ed è determinato ad andare sino in fondo.

Marco Ferrando Portavoce nazionale PCL
Tratto da "Il Manifesto" del 21-04-2011

mercoledì 23 marzo 2011

Facciamo come il nord-africa... Intervista a Marco Ferrando portavoce nazionale del PCL-CRQI



D- Ferrando, qual è la vostra proposta?

R- Una mobilitazione straordinaria contro il Governo reazionario. Siamo in una situazione in cui il Governo è privo di una formale maggioranza politica retto da un sultanato che domina un parlamento di nominati, a sua volta eletto con una legge elettorale truffaldina e privo di un’opposizione adeguata a fronteggiare quel carattere reazionario con la giusta determinazione.
Noi pensiamo che questa situazione di stallo si possa superare attraverso un’iniziativa di mobilitazione dal basso, di grandi masse, che facciano pesare sul piatto della bilancia il peso della propria forza e della propria determinazione.

D- Come in Tunisia e in Egitto?

R-Esatto, come sta avvenendo in questi due paesi dove le grandi mobilitazioni popolari sono riuscite a sconfiggere la violenza del potere e ad aprire dal basso una pagina nuova.

D- La violenza è solo del potere?

R- La violenza è del potere come si è visto in queste vicende, in Tunisia hanno fatto 200 morti, in Egitto 300, e ciò nonostante queste brutalità poliziesche non sono riuscite a bloccare o intimidire la volontà popolare perché quelle masse si sono scrollate di dosso la paura, grande fattore di conservazione dell’ordine sociale. Quando grandi masse perdono la paura e anche l’abitudine alla rassegnazione come destino civico, si possono anche fare 300 morti ma non si arresta una rivoluzione sociale come dimostra l’esperienza Nordafricana.

D- Questo è possibile anche in Italia?

R- Noi pensiamo di sì, che a fronte della crisi sociale che sta attraversando il Paese sia possibile fare un salto di mobilitazione popolare nella prospettiva di una rivoluzione sociale. In Italia come in tutto l’Occidente.

D- In Italia da dove può partire la rivoluzione? Dal Pd?

R- Queste sono forze che, come dichiarano loro stesse, sono legate alla conservazione di questo ordine di società, anzi intrattengono ottime relazioni con il mondo delle banche, di Confindustria, con i poteri forti, con le gerarchie ecclesiastiche. Cercano di sottrarre a Berlusconi i favori di queste classi dirigenti per tornare al Governo in nome di quelle classi dirigenti che per altro hanno sostenuto fino a ieri i Governi di centro sinistra coninvolgendoli nelle peggiori polemiche antioperaie.
Secondo noi una prospettiva anticapitalistica e rivoluzionaria può partire da una sinistra che recuperi la piena autonomia e alternatività dal centro destra berlusconiano che è il primo nemico da battere ma anche da centro sinistra.

D- I comunisti non sono morti tutti allora.

R- I comunisti, non quelli che Berlusconi vede ovunque anche nelle sedi più improprie e improbabili, ma quelli veri, che vogliono recuperare quel programma di rivoluzione sociale e anticapitalistica su cui il Comunismo nacque. Non è nato semplicemente intorno a una politica di difesa della pensione, del salario e del posto di lavoro, questa è la base di partenza e purtroppo oggi le sinistre non svolgono neanche questo mestiere perché si compromettono con le classi dominanti: i Comunisti legano queste lotte alle messa in discussione della struttura della società in cui il potere non sia nella mani di una piccola minoranza che esercita una dittatura sulla maggioranza del lavoro salariato e delle classi subalterne.

D- Al fianco dei lavoratori adesso c’è la Cgil, no?

R- La Cgil ha un merito e un demerito: il merito in questa stagione di opporsi formalmente alle politiche governative padronali, ma ha il demerito di non portare fino in fondo questa opposizione mobilitando fino in fondo la forza del movimento operaio popolare.
Lo sciopero generale del 6 maggio di quattro ore convocato due mesi prima è la dimostrazione di un dissenso timidamente impotente: noi parteciperemo e inviteremo tutti a farlo, ma è indubbio che non modificherà neanche di una virgola i rapporti di forza tra le classi.

D- Qual è l’alternativa?

R- Bisogna arrivare a superare la soglia di testimonianza delle buone ragioni, investendo le buone ragioni in un’azione di forza che miri a vincere. Il problema non è partecipare ma vincere.

D- Siete davvero convinti che sia possibile una rivoluzione in Italia?

R- Fino a pochi mesi fa tutti pensavano che fosse impossibile in Tunisia e in Egitto, persino coloro che l’hanno fatta. Se a un giovane qualunque poco tempo fa si fosse chiesto se fosse possibile una rivoluzione contro il potere centrale avrebbe sollecitato un ricovero d’urgenza per l’intervistatore.
Come sempre queste rivoluzioni sorprendono anche chi le fa.

D- Secondo voi è davvero possibile dunque.

R- Il punto è che oltre una certa soglia di sopportazione sociale arriva la classica goccia che fa traboccare il vaso sviluppando una dinamica radicale. Non solo è possibile, ma necessario perché volendo essere realisti non esiste altra possibilità concreta di modificare l’ordine delle cose. Tutti quelli che ci dicono «Voi siete irrealisti», in realtà dimostrano il più totale irrealismo perché ormai è consolidato che con metodi di carattere ordinario, tradizionali, non si fronteggia una situazione politica straordinaria.

Intervista di F.M. del "Parma Daily"

giovedì 17 febbraio 2011

APPELLO A TUTTE LE SINISTRE- POLITICHE, SINDACALI, DI MOVIMENTO - E A TUTTO L'ASSOCIAZIONISMO DEMOCRATICO ANTIBERLUSCONIANO:

FARE COME IN TUNISIA E IN EGITTO
UNA GRANDE MARCIA NAZIONALE SU PALAZZO CHIGI PER IMPORRE A BERLUSCONI LE DIMISSIONI.


Mentre le classi dirigenti del Paese scatenano una guerra sociale contro il mondo del lavoro e la giovane generazione, precipita la crisi politica e istituzionale della seconda Repubblica. Senza che le opposizioni parlamentari sappiano indicare una via d'uscita positiva per le ragioni dei lavoratori, dei giovani, delle donne.

Il governo Berlusconi cerca di sopravvivere alla propria crisi accentuando tutti i suoi aspetti più reazionari: le pose bonapartiste del Capo, il disprezzo delle formalità democratiche, la corruzione più sfrontata dei parlamentari, sullo sfondo della prostituzione di regime. Mentre Confindustria ottiene il sostegno alle peggiori misure contro i lavoratori, la scuola pubblica , i diritti sindacali. E il Vaticano incassa ulteriori regalie in cambio dell' assoluzione del Sultano e dei suoi “peccati”.

A loro volta le opposizioni parlamentari appaiono paralizzate dalla propria crisi e dal proprio stesso disegno: volendo rimpiazzare Berlusconi con un governo affidabile per gli industriali, i banchieri, i vescovi, non possono mobilitare contro Berlusconi le energie dei lavoratori e delle masse. Per questo si oppongono ad ogni sciopero generale, e progettano grandi alleanze trasformiste estese addirittura a partiti clericali, a settori della destra, eventualmente persino alla Lega.

Il risultato è che Berlusconi resta in sella, col rischio di un ulteriore slittamento reazionario dell'intero quadro politico e sociale.

E' necessaria una svolta. Sono i lavoratori e le grandi masse popolari che possono porre fine al governo Berlusconi aprendo la via di una vera alternativa.

In questi mesi nelle strade e nelle piazze di tutta Italia - seppur in modo discontinuo- si è manifestata un'opposizione di massa. Le mobilitazioni dei metalmeccanici e della Fiom ad Ottobre e a Gennaio. Le lotte degli studenti a Dicembre. Le manifestazioni delle donne il 13 Febbraio, hanno rivelato, in forme diverse, un potenziale enorme di ribellione. Questo potenziale non deve essere disperso, né subordinato alle manovre di palazzo. E' giunto il momento di unificarlo in una grande azione di massa, di carattere straordinario, capace di imporre una svolta:

UNA GRANDE MARCIA NAZIONALE DI LAVORATORI, GIOVANI, DONNE, SU PALAZZO CHIGI, CON L'ASSEDIO PROLUNGATO E DI MASSA DEI PALAZZI DEL POTERE, SINO ALLA CADUTA DEL GOVERNO.

Le sollevazioni popolari di Tunisia ed Egitto hanno dimostrato una volta di più che la forza delle grandi masse è capace di rovesciare in poche settimane regimi trentennali: sbaragliando la loro reazione, dividendo sul campo le loro forze, costringendoli infine alla resa. Il governo Berlusconi, tanto più oggi, non è certo più forte del regime di Ben Alì o di Mubarak. I lavoratori, i giovani, le donne del nostro Paese- se uniti- non sono certo più deboli dei lavoratori e dei giovani di Tunisia ed Egitto.

E' il momento di rompere il muro dello scetticismo o della rassegnazione. E' il momento di uscire dalla logica delle pure manifestazioni di denuncia e di propaganda. E' il momento di fare come in Tunisia e in Egitto. Persino costituzioni liberali riconoscono il diritto popolare alla sollevazione contro governi corrotti e reazionari. Nulla è più democratico che rovesciare un governo basato sulla menzogna e sulla corruzione.

Non serve chiedere a Berlusconi le dimissioni. Occorre imporgliele. Per questo ci rivolgiamo a tutte le sinistre, politiche, sindacali, di movimento; a tutte le forze dell'associazionismo democratico; a tutte le strutture popolari impegnate quotidianamente nella battaglia sociale e democratica , per promuovere insieme la marcia nazionale sul governo e aprire dal basso una pagina nuova: che rimuova finalmente le classi dirigenti del Paese.


PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

(ATTORNO A QUESTO APPELLO VOGLIAMO APRIRE UNA DISCUSSIONE PUBBLICA TRA LE FORZE DELL'OPPOSIZIONE OPERAIA E POPOLARE, A OGNI LIVELLO, RACCOGLIENDO ADESIONI E OSSERVAZIONI.)

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martedì 1 febbraio 2011

TUNISIA ED EGITTO INDICANO LA VIA

SOLO UNA SOLLEVAZIONE OPERAIA E POPOLARE PUO' SPAZZARE VIA BERLUSCONI NELL'INTERESSE DEL LAVORO, E APRIRE UNO SCENARIO POLITICO NUOVO

La crisi politica e istituzionale dell'Italia precipita.


La seconda Repubblica è in piena decomposizione. La sua crisi ormai trascina con sé la guerra senza tregua tra tutti i poteri dello Stato. Mentre il decantato “bipolarismo” si riduce alla contrapposizione tra un sultanato decadente da basso impero, sorretto da deputati corrotti e dagli avvocati personali del sultano, e un'opposizione parlamentare fallita che si affida a Bankitalia,a Confindustria, alla Magistratura, al Papa. Senza che né il berlusconismo reazionario, né l'antiberlusconismo liberale, possano tracciare una via d'uscita dalla crisi istituzionale e dalla propria stessa crisi.

Tanto più in questo quadro, il movimento operaio non può limitarsi all'iniziativa sindacale, ma deve battersi per una propria soluzione della crisi politica italiana. Con la consapevolezza che tutte le rivendicazioni sociali delle proprie lotte quotidiane riconducono alla necessità di una alternativa politica radicale.

La nostra opinione è molto semplice. C'è una sola via per liberarsi di Berlusconi senza affidarsi agli amici “democratici” di Marchionne: la via della rivolta di massa. Prima la Tunisia, poi l'Egitto, hanno dimostrato una volta di più che ciò che si riteneva impensabile è possibile; che quando il popolo cessa di avere paura e si scrolla di dosso la rassegnazione, si trasforma in una forza enorme capace di rovesciare regimi apparentemente inespugnabili; che solo il rovesciamento rivoluzionario di un governo può aprire uno scenario politico nuovo per gli oppressi. E' una lezione preziosa per i lavoratori e le masse popolari italiane.
Lo sciopero generale dei metalmeccanici del 28 Gennaio sia allora l'inizio di una vera prova di forza: di una mobilitazione generale, continuativa, radicale, che si proponga di bloccare l'Italia sino alla cacciata del governo e alla sconfitta di Fiat e Confindustria; che punti a processare non solo Berlusconi ma le classi dirigenti del Paese; che miri a unificare attorno a sé le ragioni di tutti gli sfruttati, nella prospettiva di un governo dei lavoratori.

Non si tratta di porsi alla coda delle Procure o dei partiti borghesi liberali. Si tratta di porsi alla testa della rabbia sociale, dell'indignazione morale, di ogni protesta democratica, per dar loro uno sbocco rivoluzionario. Questa e solo questa è la via dell'alternativa. Ed è possibile. Non c'è alcuna forza “oggettivamente” superiore alla forza di milioni di lavoratori e di sfruttati. Quando le masse sapranno essere tanto radicali quanto lo sono i loro nemici, nessun muro reggerà il loro urto. E' l'insegnamento della storia, di ieri e di oggi.

Sviluppare tra le masse, controcorrente e in ogni lotta, la coscienza di questa verità è il lavoro quotidiano del Partito Comunista dei Lavoratori. Contro tutti i predicatori di un “realismo” che ignora esattamente la realtà.