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lunedì 23 gennaio 2012

CONTRO IL PAT CONTRO LE SPECULAZIONI EDILIZIE PER UNA ECONOMIA SOCIALISTA

Il P.A.T., Piano di Assetto del Territorio, esprime al meglio quelle che sono le esigenze di profitto di un pugno di speculatori a scapito del territorio, della popolazione e del futuro della nostra città.
Non ne rivendichiamo una semplice “modifica”, ne denunciamo il carattere completamente organico rispetto ad un’economia e ad un sistema che, all’interno di una devastazione produttiva del territorio costata già la perdita di migliaia di posti di lavoro, orienta i suoi “investimenti” nella cementificazione selvaggia, soprattutto a ridosso della fragilissima cintura lagunare in terreni ad alto rischio idraulico.
Il cosiddetto “Quadrante di Tessera” inserito nel PAT, altro non è che l’ennesimo esempio di cosa si intenda dire per “sviluppo” nell’ambito dell’economia del capitale; in questo caso centinaia di migliaia di metri cubi di cemento, devastazioni dei terreni circostanti la gronda lagunare, ampliamento dell’aeroporto con conseguente allargamento dell’inquinamento acustico ed ambientale, stravolgimento totale di popolazione e territori e consolidamento della vocazione turistico-commerciale-ricettiva della città, con conseguenze nefaste per tutto ciò che ancora permane dal punto di vista economico-produttivo. Non solo va respinto tutto questo, ma va anche ribadito che queste dinamiche sono l’estrema conseguenza di una politica di sistema che cerca di risolvere la crisi del mantenimento del saggio di profitto attraverso continue speculazioni edilizie e manovre di effettivo strangolamento naturale e sociale. Da una lettura più allargata sono da denunciare, inoltre, il progetto Moranzani, con annesso la costruzione di due nuove darsene a Fusina (progetto Ro-Ro e Ro-Pax) con un interscambio previsto di almeno 300mila tonnellate di merci, ed il nuovo progetto del porto logistico di Giarre (Mira) che persegue, appunto, un ampio disegno di riconversione dell’intera zona lagunare con la lucida volontà di seppellire definitivamente un’altra idea ed un altro modo di gestire l’intera economia territoriale.
Accanto a tutto questo trova posto anche il folle disegno della “Sublagunare”, dell’estensione dell’alta velocità comprendente la zona aeroportuale e tutto un riordino complessivo del sistema viario urbano che vedrà letteralmente sconvolgere non solo la zona circostante il centro storico ma l’intera provincia di Venezia stessa.
Solo un’altra proposta di sviluppo reale della città e dei suoi bisogni può essere lanciata per contrastare realmente tutto questo; un’idea che si basi su un’economia pianificata e che difenda ambiente e territori sotto il diretto controllo dei lavoratori e dei cittadini che la vivono quotidianamente e che non tollerano che tutto sia ridotto a merce per il profitto dei soliti noti (guarda caso sempre alla guida delle stesse aziende) partendo dal Lido e finendo all’aeroporto (Sacaim, Condotte Immobiliari, Capital Est, SAVE, Enel, ecc).
Grossa parte di responsabilità è legata al ruolo che svolge la giunta di “centrosinistra” che, utilizzando la retorica del risanamento ambientale e del “rilancio” economico dell’area, sponsorizza tali operazioni a tutto vantaggio dei suddetti poteri forti, aiutandoli nel cambiare continuamente le destinazioni d’uso delle varie aree adibite ai suddetti progetti.
Tutto ciò è da definirsi vergognoso!

NO AL NUOVO PAT, ESEMPIO DI DEVASTAZIONE AMBIENTALE
NO ALLE SPECULAZIONI SELVAGGE, ALLO SFRUTTAMENTO DEL TERRITORIO, ALLA PRIVATIZZAZIONE ED ALLA SVENDITA DELLE AREE URBANE

PER UN’ECONOMIA PIANIFICATA, PER LA DIFESA DEI POSTI DI LAVORO ESISTENTI, DELL’AMBIENTE E PER IL SODDISFACIMENTO DEI BISOGNI REALI DELLA POPOLAZIONE

PER IL CONTROLLO DEI LAVORATORI SUL SISTEMA ECONOMICO-PRODUTTIVO, PER UNA SOCIETA’ SOCIALISTA PRESUPPOSTO FONDAMENTALE PER LE PRECEDENTI ASPIRAZIONI

giovedì 5 gennaio 2012

STOP VENETO CITY


La sezione Pietro Tresso (Blasco) di Venezia del Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) aderisce alle manifestazioni contro la realizzazione di Veneto City.

Le manifestazioni si terranno sabato 7 gennaio alle 18 a Dolo (dal Foro Boario al municipio), a Mira (da Villa dei Leoni al municipio) e a Mirano (da Piazza Barche a Piazza Martiri).

Veneto City è una grande operazione speculativa immobiliare: 4 milioni di metri cubi di cemento distruggeranno decine di ettari di territorio agricolo con un impatto ambientale devastante.

Questa operazione affaristica è stata preparata nel tempo da un settore della borghesia legata alle costruzioni e che ha trovato un'attiva collaborazione nelle amministrazioni regionali, provinciali e comunali (cambio della destinazione d'uso delle aree, approvazione dei progetti).

La mappa della devastazione: http://www.infocat.it/wp/wp-content/uploads/2011/12/mappa.png

Veneto City, Quadrante di Tessera, Centrale a Carbone di Porto Tolle (RO) ....... la TAV sono l'espressione più eloquente, tra l'altro, della azione distruttiva dell'ambiente da parte di un sistema capitalistico entrato nel suo quinto anno di crisi mondiale. Nel contempo si evidenzia la natura banditesca e truffaldina della sua rappresentanza politica (Lega Nord, PDL, PD) e dei suoi governi di centrodestra e centrosinistra.

Partito Comunista dei Lavoratori

Sezione Pietro Tresso (Blasco) Venezia

venerdì 23 dicembre 2011

Il PCL al fianco dei lavoratori del servizio treni notte licenziati



(23 Dicembre 2011)

Dal 20 dicembre, a Venezia, i lavoratori del servizio treni notte per Parigi, licenziati a seguito del cambio d'appalto deciso da Trenitalia, hanno dato vita ad un presidio, accampandosi davanti alla stazione.
Questa mattina, alcuni compagni del PCL di Venezia si sono recati in delegazione presso il presidio, accolti calorosamente dai lavoratori presenti.
I lavoratori, particolarmenti sensibili alle parole d'ordine dello sciopero ad oltranza e, ancor più, dell'unificazione delle lotte, sono stati invitati a partecipare al locale comitato No Debito, al fine di sviluppare un robusto fronte unico di lotta.

In data odierna, inoltre, sul pricipale quotidiano locale (il Gazzettino), è stata pubblicata, con un certo risalto, la nostra risposta ad una lettera dai contenuti reazionari apparsa due giorni prima sullo stesso giornale.
Qui di seguito la nostra lettera:

Mercoledì 21 dicembre è stata pubblicata una lettera relativa alla protesta dei lavoratori del servizio treni notte licenziati da Trenitalia (800 in tutta Italia, una quarantina a Venezia) che si sta svolgendo dinnanzi alla stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia.
L’autore si scandalizzava per la presenza di due fantocci vestiti da ferrovieri appesi con un cappio ad un lampione, a rappresentare la situazione dei lavoratori licenziati. Si domandava cosa avrebbero potuto pensare dei bambini nel vedere il “macabro” spettacolo. Affermava, infine, che si tratta di una protesta incivile e che il fatto che sia permessa è indice di una deriva verso la barbarie.
Evidentemente si tratta di una persona che vive al di fuori della realtà (di certo al di fuori della realtà della classe lavoratrice)…
Ciò che è vergognoso non è la messinscena dei fantocci impiccati, ma il licenziamento di centinaia di lavoratori veri, in carne ed ossa, ai quali il lavoro dava di che sfamare la propria famiglia! I bambini per i quali bisogna preoccuparsi non sono quelli che vedono i macabri fantocci, ma quelli che hanno visto i propri genitori licenziati!
Proteste come quella di questi lavoratori non sono la causa della deriva verso la barbarie, ne sono lo specchio: sono lo specchio di un modello economico allo sfascio, che getta e getterà nella miseria un numero sempre maggiore di persone. Davanti ad una situazione così tragica, la protesta, lungi dall’essere incivile, è invece sin troppo morbida.

Gioele Costantini

Coordinatore della sezione PCL Pietro Tresso (Blasco) di Venezia

martedì 29 novembre 2011

Che fine ha fatto la sinistra veneziana?

Mentre a Roma la vecchia “opposizione” si prepara a spianare la strada al nuovo governo dei banchieri guidato da Mario Monti, a Venezia, luogo preso come “laboratorio” nazionale al tempo delle elezioni comunali di un anno e mezzo fa, la giunta di centrosinistra continua imperterrita ad amministrare un territorio ed una città rispettando puntigliosamente quelli che sono certi vincoli e certe compatibilità che il sistema economico esprime per nome e per conto dei soliti gruppi di potere che continuano a fare affari in tempi di crisi.
Il centrosinistra, allargato a Venezia per l’occasione anche all’UDC, non ha mai messo realmente in discussione qualsiasi vincolo di obbedienza sia al governo centrale che a quello regionale. Intendiamoci: non avrebbe potuto farlo dal momento che non ne possiede alcuna vera volontà politica.
Si chiudono e si vendono ospedali riducendo i servizi dei diversi presidi sanitari e si concedono continue deroghe all’interno del regolamento comunale circa la sicurezza dei lavoratori in centro storico, si svendono palazzi all’insegna del loro “rilancio” in chiave di un ipotetico interesse pubblico, si taglia l’assistenza domiciliare introducendo pesanti ticket per le fasce sociali più deboli, si modificano le destinazioni d’uso delle aree regalando letteralmente pezzi interi di territorio agli speculatori immobiliari favorendo in questo modo una dismissione industriale funzionale alla creazione di un sempre più esteso polo logistico intermodale che non potrà mai rappresentare la valvola di sfogo sociale per migliaia di licenziamenti, si privatizzano letteralmente le isole della laguna, si tagliano i fondi per la cultura, si chiudono biblioteche, e si regalano concessioni edilizie che, nel caso del lido, sventreranno completamente quel territorio modificandone radicalmente il tessuto urbano, economico e sociale.
Tutto questo comprende solo una piccola parte di esempi da parte di una giunta che, negli ultimi anni, ha furbescamente amministrato la crisi economica accompagnando alacremente ogni tipo di chiusura produttiva e non portando a casa alcunché in termini di garanzie di continuità produttive e difesa dei posti di lavoro.
Tutto ricade in termini di responsabilità oggettiva solo sull’amministrazione locale? Assolutamente no ma allora dove si colloca la presunta alternativa rispetto al “mostro” Brunetta contro il quale, al tempo “magico” delle elezioni, si sono schierati il fior fiore degli intellettuali nostrani per poi tacere di fronte allo scempio che stiamo vivendo in queste ultime settimane (beninteso, con Brunetta non sarebbe cambiato sostanzialmente nulla).
La raffineria Eni, la Nuova Pansac, Vynils, Arkema, ACTV e servizio ristorazione ACTV, i lavoratori dell’ex-Elleuno, il Casinò sono solo gli ultimi episodi di un tragico film che si vede in laguna e sottolinea quanto non abbia fatto realmente la giunta veneziana per difendere un briciolo di lavoro un tempo considerato sicuro durante questo anno e mezzo di durata amministrativa. E la cosiddetta “sinistra radicale”? Che ruolo occupa realmente in questo teatrino fintamente spaesato di furbi agenti della politica locale? Verrebbe da sorridere e non ce ne vogliano i diretti interessati ma leggere alcune settimane della proposta ecumenica dei Comunisti Italiani di istituire, come massimo, una mensa per la popolazione più indigente a Marghera e vedere che chi ha la delega al lavoro in giunta (Rifondazione) è ormai derubricato al ruolo di vero e proprio “terminale dei disperati”, fa capire il senso del fallimento totale di una linea politica che dovrebbe assumere ben altri obiettivi.
Chi si professa a difesa dei lavoratori, delle fasce sociali più deboli, dei disoccupati, dei pensionati, degli studenti, non dovrebbe esitare un solo istante a ritirare l’appoggio diretto a questa giunta e costruire le basi materiali per una seria , dura e coerente opposizione a codesti padroncini della laguna. Su queste forze “radicali” ricadono gravose responsabilità per errori enormi.
Non è stato tentato di costruire alcunché in tutti questi anni. Nemmeno un comitato da parte di chi disponeva potenzialmente di tempo e di mezzi per poterne attuare. Né tantomeno un barlume di proposta per l’unificazione delle varie vertenze in atto allo scopo di dare un respiro più ampio a certe forme di contestazione e di lotta. Nulla. Il vuoto assoluto. Venezia sprofonda ma non solo fisicamente. Il colpo di grazia lo riceve da una “sinistra” inesistente e collusa che, per far quadrare bilanci ed equilibri politici spartitori, non ha nemmeno esitato nell’introdurre la tassa di soggiorno e la compartecipazione (ticket) per l’assistenza domiciliare ritenuta un tempo il fiore all’occhiello dell’amministrazione.
Dal versante sindacale c’è ben poco da aggiungere. CGIL, CISL e UIL locali, con dei rari distinguo soprattutto per la FIOM CGIL, hanno agito sempre da cinghia di trasmissione sociale per assecondare i suddetti programmi e le finalità che sottendono certe trasformazioni sul terreno economico-produttivo.
Il Partito Comunista dei Lavoratori esprime la più assoluta condanna rispetto a quanto evidenziato e riportato sopra continuando a lavorare per un’opposizione ferma, decisa e risoluta rispetto alla vera lotta di classe che la giunta veneziana sta conducendo contro i lavoratori del proprio comune.
Una lotta condotta nei luoghi dove questa si deve esprimere, nelle piazze, nei movimenti, nelle diverse iniziative pubbliche, e non di sicuro dalle comode poltrone di assessorati o di qualche “buon” consiglio di amministrazione pubblico.
Questa coerenza non ci verrà mai meno.

Partito Comunista dei Lavoratori
Venezia

martedì 1 novembre 2011

Seminario di formazione marxista



Ti invitiamo a partecipare al seminario di formazione

La lotta di Marx ed Engels per l'Internazionale rivoluzionaria

La Lega dei Comunisti (1847), la Prima Internazionale (1864), la Comune di Parigi (1871).

L'incontro si terrà sabato 5 novembre 2011 con inizio alle ore 16.00 presso la sala della sede del PCL in Via S. Donà 278, Mestre (Venezia)

Organizza: il Partito Comunista dei Lavoratori, sezione “Pietro Tresso (Blasco)”

sabato 29 ottobre 2011

SOLIDARIETA' ALLE LAVORATRICI IN LOTTA DELLA EX COOPERATIVA SOCIALE ELLEUNO (ora coop. Ancora)



DA UNA PARTE SOLA, CON LE LAVORATRICI SOCIALI IN LOTTA COTRO LA GIUNTA ORSONI DI VENEZIA E LA COOP. ANCORA DI BOLOGNA

PIENO SOSTEGNO AL COMITATO DI LOTTA, STRUMENTO DI UNITA' DELLE LAVORATRICI

NO AI TAGLI DEI SERVIZI SOCIALI ED ASSITENZIALI, NO ALLA RIDUZIONE DELLE PRESTAZIONI E DEI SALARI, SCIOPERO AD OLTRANZA

VERTENZA GENERALE ED UNIFICANTE DEI LAVORATORI DEL VENEZIANO


Il Partito Comunista dei Lavoratori, sezione Pietro Tresso (Blasco), di Venezia sostiene la lotta dei 432 lavoratori e lavoratrici dell’assistenza domiciliare ex cooperativa sociale Elleuno, adesso coop Ancora di Bologna, contro il nuovo capitolato di appalto taglia-costi messo a punto dalla giunta di centrosinistra di Venezia. Il sindaco Giorgio Orsoni e l'assessore al Bilancio e alle Politiche sociali Sandro Simionato, così come gli assessori della sinistra riformista (FdS...), si sono assunti una grave responsabilità nel colpire la parte più debole della popolazione veneziana. Dopo aver parlato di tagli al personale, fra i 30 e gli 80 esuberi, adesso si attua una diminuzione del 30% delle ore lavorative e degli stipendi. Non è possibile scaricare le scelte di politica economica operate dal governo Berlusconi-Bossi, con i tagli lineari alla Regione e agli Enti Locali, sui lavoratori dei servizi sociali e sulla componente più disagiata delle masse popolari.

Il nuovo capitolato di appalto ha significato il dimezzamento degli orari di assistenza ad anziani e disabili con turni anche di un quarto d’ora per un massimo di due, tre ore al giorno, spostamenti in auto compresi e un drastico taglio del salario per i lavoratori dipendenti della cooperativa Ancora. La stessa compressione del personale con un solo operatore ad assitere soggetti allettati oltre a ridurre la qualità dell'assistenza viola le stesse norme di prevenzione e sicurezza sul lavoro stabilite dal D. Lgs n°81/2008 e s.m.i.

Questa vicenda sta ancora di più a dimostrare come colpire i lavoratori dei servizi sociali, assistenziali e sanitari significa colpire un diritto sociale: il diritto alla cura e all'assistenza per disabili ed anziani, e un concreto aiuto alle famiglie operaie e popolari.

Il Partito Comunista dei Lavoratori sostiene il Comitato di lotta, espressione dell'unità dei lavoratori, e lo sciopero ad oltranza. Il contratto capestro firmato dalla CISL deve essere stracciato e le condizioni contrattuali precedenti (orario, salario, diritti e tutele) devono essere completamente ripristinate, senza nessuna ipotesi di licenziamento e/o riduzione di personale. IL PCL invita tutte le forze sindacali, sopratutto la FP-CGIL, e della sinistra a rompere il cordone ombelicale che li lega alla Giunta Orsoni, una giunta con tutta evidenza al servizio della borghesia e dei poteri forti della città, e a sostenere attivamente la lotta dei lavoratori della ex cooperativa sociale Elleuno. In ogni caso questo è l'impegno dei militanti del PCL attivi nella CGIL e nel sindacalismo conflittuale (USB, CUB, COBAS).

mercoledì 14 settembre 2011

Il PCL partecipa alla manifestazione di sabato 17 settembre a Venezia


Cari compagni, care compagne

Sabato 17 Settembre a Venezia, il giorno prima di quello in cui la Lega Nord chiama i suoi militanti al rito della secessione, diverse strutture ed organismi hanno indetto una manifestazione dal titolo: Lega Nord, la commedia è finita!

La Lega Nord, come da sempre sostenuto dal PCL, è un partito reazionario che, assieme al PDL, esprime le peggiori pulsioni banditesche, truffaldine e razziste di un settore della borghesia. Il partito di Bossi in nome del federalismo e con la sostanziale complicità dell'opposizione liberale di centro, sta operando per lo smantellamento dei servizi pubblici e la distruzione dei diritti e delle tutele dei lavoratori, nativi ed immigrati.

Proprio in questi giorni, questa destra reazionaria, in assenza di una reale opposizione parlamentare da parte del centro liberale e cattolico (Pd, Idv, Udc) e con il sosteno manifesto del Presidente della Repubblica, sta realizzando in sede di governo e di parlamento una delle più feroci manovre finanziarie: drastica riduzione del potere d'acquisto dei salari attraverso l'aumento dell'Iva; aumento dell'età pensionabile per le donne nel settore privato (dopo averlo aumentato nel settore pubblico); blocco dei contratti nel settore pubblico; tagli e privatizzazioni ai servizi scolastici, sanitari, sociali, dei trasporti pubblici locali, del ciclo dei rifiuti e dell'energia, degli asilo nido comunali.

Ancor più grave lo smantellamento del diritto del lavoro (contratto collettivo nazionale e statuto dei lavoratori) con il riemergere del ricatto e dei licenziamenti politici come negli anni '50 del secolo scorso.

La manifestazione del 17 Settembre a Venezia si inserisce nel più vasto ambito di mobilitazioni unitarie in corso nel Paese contro questo scempio!

Il PCL, sebbene abbia sempre sostenuto che solo uno sciopero ad oltranza che porti a una rivolta sociale di massa può bloccare ed invertire il processo in atto, partecipa comunque ad ogni mobilitazione, piccola o grande che sia che abbia un contenuto progressivo, in cui portare le proprie parole d'ordine.

Tra i promotori della manifestazione, oltre ai Centri sociali del Nord Est, ci sono la Fiom provinciale di Venezia, i COBAS - Comitati di Base della Scuola (Venezia), FDS di Venezia, SEL Federazione di Venezia.

Hanno aderito la Fiom del Veneto, COBAS - Comitati di Base della Scuola (Veneto), Associazione per la Pace (Padova), Circolo del Manifesto (Padova), Opera Nomadi (Padova), Cobas PT-CUB (Padova), ADL-USB Treviso, Federazione della Sinistra Veneta ed altre organizzazioni di movimento.

Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) partecipa alla manifestazione con le proprie bandiere e con le proprie parole d'ordine.

TUTTI I COMPAGNI E TUTTE LE COMPAGNE SONO INVIATE A PARTECIPARE NELLO SPEZZONE DEL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

Venezia, martedì 12 Settembre 2011

Partito Comunista dei Lavoratori
Coordinamento Regionale Veneto

lunedì 31 gennaio 2011

La giunta Orsoni: ciò che la città non si merita

La delibera con cui la giunta ha presentato il piano di riconversione produttiva a Porto Marghera è eloquente sul piano delle finalità politiche che sostengono il governo della città. Dopo anni di propaganda e di retorica sulla “garanzia” del mantenimento del posto di lavoro, legato alla sensibilità per il recupero della chimica “pulita” e per la bonifica delle aree, ora si assiste, inequivocabilmente, alla vera partita, che si gioca sulla pelle dell'intera città oltre che dei lavoratori coinvolti.
L’ex sindaco, Paolo Costa, appare come l’eminenza grigia alle spalle dei suddetti cambiamenti e a tutto ciò che ne consegue, in termini di ruoli e di responsabilità oggettive. La posta in gioco è elevata ed improvvisamente certe maschere, indossate per anni, vengono meno. La città deve “aprirsi” completamente al logistico, ai servizi, al turismo e al commerciale e non c’è spazio per l’industria chimica e, pensiamo noi, fra qualche tempo, non troppo distante, nemmeno per l’industria metalmeccanica. Questo significa una sola cosa: migliaia di licenziamenti in città e ulteriore disperazione sociale, unita all’abbandono definitivo della sua vocazione produttiva.
Del resto, tutto stava a dimostrare quanto questo era prevedibile. Bene hanno fatto le diverse sigle sindacali Cgil Cisl Uil (sulle quali,però, ricadono colpe passate di un certo peso) ad accusare la banda di affaristi che in laguna ricerca le varie forme di speculazione, offerte dal desolante panorama delle diverse dimissioni produttive. Venezia ne offre parecchie.
Un territorio con una storia industriale secolare che si svende e che trasforma, dunque, tutto il suo tessuto politico e sociale.
Quali erano le promesse della giunta, nemmeno un anno fa su questi temi? Quali erano state le parole poste a garanzia per tutto ciò che si vive oggi? Da parte nostra, avevamo denunciato l’assoluta omogeneità dei “programmi” tra il sindaco attuale ed il contendente Brunetta. Ma non è questo il punto.
Il punto riguarda i presenti assetti economici generali e l’indirizzo che può prendere qualsiasi compagine politica, che intenda restare nelle compatibilità di un sistema capitalistico che esige sempre profitto, devastando ambiente e territorio e che sceglie nei suoi tempi e nei suoi modi il miglior business conveniente, svincolandolo dal bisogno reale della popolazione. Ieri con la chimica ed oggi col business del logistico-commerciale. Ieri producendo plastiche ed oggi lucrando sulle delocalizzazioni e adattando il territorio a ricevere merci prodotte a basso costo nelle periferie del mondo. Sia chiaro che mai, gli operai delle fabbriche hanno potuto dire la loro nei termini di una reale salvaguardia dell’ambiente, coniugata alle esigenze produttive. Semmai, questo si sarebbe potuto ottenere con ben altre prospettive politiche e lotte radicalmente più incisive ed estese anche ad altri settori.
La giunta ha continuato, senza alcuna soluzione di continuità, tutto il “lavoro” della precedente, con l’ulteriore presenza della “sinistra radicale”, per mezzo della delega al lavoro. Una delega triste, verrebbe da dire; un ruolo di certificazione assistita per casi sempre più frequenti di licenziamenti, precarizzazioni, casse integrazioni, prepensionamenti e quant’altro offre di meglio una città in “disuso”.
Intanto, la suddetta banda macina milioni. Al Lido si chiudono ospedali e si pianificano colate di cemento catastrofiche per allestire darsene, ad uso di miliardari e finanzieri d’arrembaggio. Le diverse isole della laguna vengono assegnate ai privati per il loro “rilancio”, diventandone, di fatto, una loro indiretta proprietà. La città si spopola sempre di più e che fine hanno fatto le diverse proposte di edilizia “popolare” (spacciate per tali ma dai costi esosissimi) ereditate dalla giunta Cacciari e materializzatesi, improvvisamente, con la proposta di cento alloggi da affittare, ma con l’onere costosissimo dei restauri da eseguire? La verità consiste nell’assecondare ed amministrare una città con vincoli e criteri legati ad un sistema che continua ad arricchire i soliti noti e persiste nello scaricare i costi della crisi verso le masse popolari, lavoratori, pensionati, immigrati e studenti. Una città che consegna il premio di “veneziano dell’anno” a Paolo Baratta, presidente della Biennale, e che tace sulle condizioni letteralmente disperate dei lavoratori dello stesso settore. Basta dare uno sguardo alla stessa Biennale, alla precarietà tornata dilagante tra i suoi operatori, all’Università, dove ancora gli addetti alle portinerie subiscono l’angosciante situazione di non veder risolta la loro questione e nei Musei Civici, dove si riparla di uno sciopero a ridosso del Carnevale, per rivendicare il minimo contrattuale stabilito dall’appalto di gestione dei diversi servizi.
Un quadro desolante e senza speranza, verrebbe da dire. Una realtà che, però, si candida a capitale mondiale della cultura nel 2019, dove a guadagnarne saranno ancora sempre gli stessi.
Occorre sottolineare un ultimo elemento, che conferisce il reale livello di civiltà raggiunto da questa città. Il fatto che, grazie ai proventi del Casinò (circa 98 miioni di euro nel 2010), si finanzino le grosse spese dell’amministrazione comunale (i soldi della legge speciale sembra non arrivino più copiosi come un tempo). Fa riflettere questo dato. Il gioco d’azzardo, perché di questo si tratta, copre anche le spese di una voce particolare del bilancio cittadino: l’assistenza sociale.
Come dire: siamo sempre più nelle mani di un sistema banditesco e truffaldino e dobbiamo anche ringraziarlo come emerito benefattore.

venerdì 26 marzo 2010

VOTA E LOTTA PER UNA VERA SINISTRA ANTICAPITALISTA!



IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI SCENDE IN CAMPO CON I LAVORATORI E LE LAVORATRICI PER SEGNARE LA LORO AUTONOMA PRESENZA!

Il Partito Comunista dei Lavoratori partecipa alle elezioni comunali di Venezia col preciso obiettivo di segnare la presenza di un punto di vista di classe autonomo e alternativo: quello dei lavoratori e delle lavoratrici, nativi e migranti, dei giovani precari e dei disoccupati; rispetto alle due formazioni che si contendono la difesa degli interessi della ricca borghesia veneziana, la destra di Brunetta e il centrosinistra di Orsoni. Questo tanto più di fronte alla subalternità, ancora una volta, della sinistra riformista (Federazione della sinistra e Sinistra ecologia libertà) agli interessi forti del centro borghese e liberale (Pd e IdV) e della Curia (Udc e CL).
La crisi capitalistica coinvolge nel nostro territorio migliaia di imprese dell’industria, dell’edilizia, dell’artigianato, del commercio, del turismo, dei servizi: la grande (rischiano la chiusura Vinyls Italia, l'Alcoa e Nuova Pansac, mentre altre fabbriche sono state chiuse nell'anno appena trascorso, Dow Chemical, Nuova Sirma, Montefibre), la media e la piccola impresa. A Venezia si contano a migliaia i lavoratori in cassa integrazione, mentre giornalmente aumentano i licenziamenti. I primi ad essere stati colpiti sono stati i lavoratori precari e migranti: questi, per effetto del Pacchetto sicurezza di Maroni, oltre al lavoro perdono anche il permesso di soggiorno, rischiando la clandestinità e il carcere.
Le privatizzazioni ormai investono sempre più la sanità, la scuola e i servizi sociali. Dopo di Cacciari, Brunetta vuole completare l'opera privatizzando i trasporti, l'acqua potabile, il patrimonio abitativo comunale e le case dell'Ater.

Il PCL difende la sanità pubblica universale e gratuita; si batte per il potenziamento pubblico e gratuito dei servizi sanitari, scolastici e sociali (asilo nido comunali, servizi per i lavoratori pensionati).

Il PCL si batte per il diritto alla casa, sostiene i comitati di lotta e propone un piano di esproprio delle case sfitte e del patrimonio immobiliare ecclesiastico.

Il PCL si batte contro l'ennesimo scempio del territorio (Quadrante di Tessera, Mose, Inceneritore di Fusina, cementificazione del Lido, Mestre e Marghera) a tutto beneficio degli speculatori.

Il PCL contro l'ondata razzista e xenofoba sostiene la lotta dei lavoratori migranti, per l'estensione dei diritti civili, sindacali e politici.

Il PCL sostiene il movimento di liberazione della donna, si batte contro l'ingerenza oscurantista del vaticano e propone l'estensione della rete di consultori.

Il PCL si batte per il blocco immediato dei licenziamenti, la difesa dell’articolo 18, la difesa dei salari dei diritti e delle tutele; contrasta la precarietà e il principio della “discontinuità lavorativa”, per il mantenimento dei livelli occupazionali nelle imprese d'appalto e in tutti i settori produttivi.

PCL di fronte agli effetti della crisi capitalistica propone la nazionalizzazione, senza indennizzo e sotto controllo operaio, delle imprese che chiudono e licenziano.


VOTA E LOTTA PER UNA VERA SINISTRA ANTICAPITALISTA!

venerdì 12 marzo 2010

SCIOPERO GENERALE DEL 12 MARZO


Mobilitazione radicale e di massa contro il governo e il padronato
PER UN GOVERNO DEI LAVORATORI


IL PADRONATO SCARICA LA CRISI CAPITALISTICA SUI LAVORATORI
Da circa un anno e mezzo il sistema capitalistico mondiale è attraversato da una delle più gravi crisi di sovrapproduzione dopo quella del 1929. A dicembre 2009 il tasso di disoccupazione della zona euro ha raggiunto il 10%, oltre 23 milioni di disoccupati nell'Unione europea, 15,7 milioni nell'eurozona.
In Italia la produzione industriale è crollata del 17,4%, il Pil ha registrato a fine anno un crollo di circa il 5%, sotto zero. Il tasso di disoccupazione a dicembre 2009 è salito all' 8,5%, oltre 2 milioni di lavoratori e lavoratrici, nativi e migranti, senza lavoro. Nel 2009 sono stati persi oltre 300 mila posti di lavoro, a febbraio 2010 è fortemente aumentato (+246%) il ricorso alla cassa integrazione straordinaria, premessa di mobilità e nuovi licenziamenti. Lo scorso anno i primi ad essere stati licenziati sono stati i lavoratori precari e migranti: questi ultimi, per effetto del Pacchetto sicurezza di Maroni, oltre al lavoro perdono anche il permesso di soggiorno, rischiando la clandestinità e il carcere.

IL GOVENRO BERLUSCONI SMANTELLA LE ULTIME TUTELE DEI LAVORATORI
Prima la flessibilità/precarietà in ingresso (contratti di somministrazione, lavoro a progetto, a chiamata, ecc) introdotta dal centrosinistra nel '97 con il “Pacchetto Treu” e completata dal centrodestra nel 2003 con la “legge 30”, detta Biagi. Oggi, il governo Berlusconi è riuscito ad introdurre anche la flessibilità/licenziamento in uscita con il “collegato lavoro” del Ddl Sacconi. Questa nuova legge attraverso il principio della conciliazione e dell'arbitrato svuota e rende inesigibile l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Questo colpo di maglio del governo è stato preceduto dall'accordo separato del 22 gennaio 2009 -tra Confindustria e i sindacati complici, Cisl, Uil e Ugl- che già conteneva l’arbitrato e da alcuni contratti nazionali, in particolare quello dei chimici.
Di fronte al sostegno dato da Cisl e Uil alla distruzione del sistema della contrattazione dei diritti collettivi, la Cgil deve trarre le dovute conseguenze: inseguire l’unità con questi sindacati, oggi, significa inseguire l’arbitrato e la distruzione dei diritti. Per difendere l’articolo 18 la rottura con il modello sindacale aziendalista praticato da Cisl e Uil deve essere chiara e netta.

IL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI, L'UNICA VERA OPPOSIZIONE CLASSISTA
Di fronte a questi fatti di inaudita gravità non bastano gli appelli, gli atti simbolici e gli annunci referendari proposti dalla sinistra riformista. E’ necessaria una mobilitazione di massa, tempestiva e radicale, che imponga la revoca del provvedimento. La Cgil non può concedere oggi a Berlusconi, senza lotta, ciò che la lotta del 2002 gli impedì: l’articolo 18 non si tocca, né direttamente, né indirettamente.
Lo sciopero generale convocato dalla Cgil per il 12 marzo deve includere questo obiettivo. E deve aprire una mobilitazione unitaria e ad oltranza per una vera vertenza generale di tutto il mondo del lavoro: dei lavoratori, nativi e migranti, dei precari, dei disoccupati, che punti a piegare Governo e Confindustria.

- Blocco dei licenziamenti; Nessun lavoratore deve essere licenziato;
- Salvaguardia del potere d'acquisto di salari e pensioni; reintroduzione della Scala Mobile;
- Difendiamo l'articolo 18; No alla legge Sacconi sui rapporti di lavoro; abrogazione delle leggi precarizzanti (Pacchetto Treu, Legge 30 Biagi...);
- Estensione dei diritti civili, sindacali e politici ai lavoratori migranti a partire dal diritto al permesso di soggiorno che non deve essere vincolato al rapporto di lavoro; abrogazione delle leggi razziste (Turco-Napolitano, Bossi-Fini, Pacchetto Sicurezza di Maroni);
- Coordinamento operaio delle aziende in crisi e in lotta, con delegati eletti in tutti i posti di lavoro, articolato a livello aziendale e territoriale, provinciale, regionale e nazionale. Solo attraverso l'unità nella lotta è possibile rilanciare la richiesta di redistribuzione del lavoro, attraverso la riduzione dell'orario a parità di salario, e la nazionalizzazione, sotto controllo operaio e senza indennizzo, delle aziende in crisi e che licenziano.

domenica 28 febbraio 2010

Programma elettorale Comunali di Venezia 28/29 marzo 2010

ELEZIONI COMUNALI VENEZIA 28-29 MARZO 2010
(Programma politico-elettorale)

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
Sezione “Pietro Tresso (Blasco)” di Venezia

DA UNA PARTE SOLA: CON LE LAVORATRICI, I LAVORATORI E LE MASSE POPOLARI

I COMUNISTI E LE ELEZIONI
Il Partito Comunista dei Lavoratori partecipa alle elezioni comunali di Venezia col preciso obiettivo di segnare la presenza di un punto di vista di classe autonomo e alternativo: quello dei lavoratori e delle lavoratrici, nativi e migranti, dei giovani precari e dei disoccupati- rispetto alle due formazioni che si contendono la difesa degli interessi della ricca borghesia veneziana, la destra di Brunetta e il centrosinistra di Orsoni. Questo tanto più di fronte alla subalternità, ancora una volta, della sinistra riformista (Federazione della sinistra e Sinistra ecologia libertà) agli interessi forti del centro borghese e liberale (Pd e IdV) e della Curia (Udc e Compagnia delle Opere).
Nello stesso tempo vogliamo rendere cosciente la nostra base sociale, le classi subalterne e sfruttate e le loro avanguardie di lotta, che le elezioni rappresentano solamente uno dei momenti della lotta politica: soltanto l'azione sindacale e politica, le lotte unitarie e di massa, nella loro continuità ci possono assicurare la possibilità di difendere e migliorare le nostre condizioni di vita e di lavoro sul piano nazionale e locale.
Proprio la crisi capitalistica che in questi anni sta attraversando i quartieri popolari e le zone industriali della nostra città insegna che non c’è futuro dentro questo sistema, se non lottando per costruire un altro mondo possibile: il socialismo. Per questo diciamo che solo attraverso l’autonomia sociale e politica dei lavoratori, l’indipendenza di classe dai partiti liberali, l’opposizione a tutti i governi della borghesia, siano essi di destra o di centrosinistra, è possibile contrapporsi alle loro politiche di sfruttamento e di guerra.

LA CRISI CAPITALISTICA
Da circa un anno e mezzo il sistema capitalistico mondiale è attraversato da una delle più gravi crisi di sovrapproduzione dopo quella del 1929. A dicembre 2009, stima l'Eurostat, il tasso di disoccupazione della zona euro ha raggiunto il 10%, oltre 23 milioni di disoccupati nell'Unione europea, 15,7 milioni nell'eurozona.
In Italia, il tasso di disoccupazione di dicembre 2009 si è attestato sull'8,5%, un anno prima era al 7%, oltre 2 milioni di lavoratori e lavoratrici, nativi e migranti, senza lavoro. In un anno sono stati persi oltre 300 mila posti di lavoro, la produzione industriale è crollata del 17,4%, mentre il Pil registrava a fine anno un crollo di circa il 5%, sotto zero.
In Veneto nel 2009 c'è stato un crollo del 6% del Pil (crollo del 20% della produzione e del 13% di export) con oltre 32 mila licenziamenti; le ore di cassa integrazione nel 2009 sono aumentate del 425% rispetto all'anno precedente, e quando tra maggio e giugno 2010 si esaurirà la cassa integrazione in circa 600 imprese c'è il rischio di ulteriori 15 mila licenziamenti. Questo senza contare la cassa integrazione in deroga e le migliaia di lavoratori senza copertura degli ammortizzatori sociali. I primi ad essere stati licenziati sono stati i lavoratori precari e migranti: questi, per effetto del Pacchetto sicurezza di Maroni, oltre al lavoro rischiano di perdere anche il permesso di soggiorno, rischiano la clandestinità e il carcere.
A Venezia la crisi coinvolge migliaia di imprese dell’industria, dell’edilizia, dell’artigianato, del commercio, del turismo, dei servizi: la grande, la media e la piccola impresa.
Il centro storico di Venezia e isole presenta un'economia terziaria con un’alta incidenza di attività nel settore turistico - alberghiero e della ristorazione. In questi settori e nell'edilizia lavorano migliaia di lavoratori e lavoratrici, nativi e migranti, spesso al nero e data l'esigua dimensione aziendale sotto il continuo ricatto della precarietà.
L'area industriale di Porto Marghera a dicembre 2008 contava 14.190 addetti nelle 746 aziende dell'area industriale, di cui 111 imprese contoterziste. Di questi 6.577 nell'industria manifatturiera e 7.613 nel terziario a servizio delle grandi fabbriche del petrolchimico, della raffineria, di Fincantieri. Nell'anno appena cominciato rischiano la chiusura definitiva Vinyls Italia e l'Alcoa, mentre altre sono state chiuse nell'anno appena trascorso (Dow Chemical, Sirma, Montefibre). In provincia il quadro non cambia, la zona industriale di Santa Maria di Sala che nel 2008 occupava 8000 lavoratori è investita dalla crisi capitalistica che colpisce le aziende di ogni dimensione e di ogni comparto produttivo (Aprilia, Speedline, Safilo, Akzo Nobel...), stesso quadro in Riviera del Brenta, basta pensare alla Nuova Pansac.

I LAVORATORI NELLA TENAGLIA DEI “VECCHI” PADRONI: GALAN E CACCIARI
Di fronte a questa drammatica situazione il governo regionale di centrodestra di Galan e la giunta veneziana del centrista Cacciari hanno giocato il ruolo delle parti. Il sindaco Cacciari ha teso ad illudere i lavoratori rispetto al suo presunto impegno a salvaguardia dei posti di lavoro. Gli assessori, sopratutto leghisti, della giunta Galan a dividerli per etnie e linee nazionali, rispolverando il peggiore armamentario razzista e xenofobo (ammortizzatori sociali e risorse per i veneti, mentre per i migranti ancora “rastrellamenti” promette la Lega Nord). I governi, regionale e comunale, hanno attuato congiuntamente una politica intesa a favorire manovre immobiliari e speculative: Quadrante di Tessera e ampliamento aeroporto; sublagunare; Mose; svendita dei palazzi dell'Aulss 12 a Venezia -dall'ex Ospedale a Mare del Lido all'ex Ospedale Umberto I di Mestre- mentre l'Ospedale all'Angelo di Zelarino -con le note deficienze strutturali (camere, sale e ambulatori privi di finestre, spreco nella manutenzione, ecc) e lievitazione dei costi di gestione a carico del pubblico- è in mano ai privati (56%) che speculano perfino sul parcheggio; trasformazione del centro storico e delle isole in un'immensa area turistico-ricettiva (alberghi, case per ferie, case religiose di ospitalità, affittacamere, ecc) a spese dell'edilizia residenziale, costringendo i veneziani a trasferirsi in periferia.
Il Quadrante di Tessera si configura come una vasta operazione di rilancio degli investimenti speculativi che attraverso due milioni di metri cubi di cementificazione (ampliamento dell'aeroporto, parco commerciale, villaggio olimpico, alberghi) distruggerà una vasta area agricola e comporterà nuovamente l’intasamento della tangenziale.
Ma è l'operazione "Venice Newport" dell'ex sindaco di centrosinistra, commissario governativo alla costruzione della nuova e più grande base militare statunitense a Vicenza e presidente dell'Autorità portuale, Paolo Costa, a rappresentare il “nuovo volto” che i poteri forti (commerciali, industriali e finanziari) vogliono imprimere alla città. "Venice Newport" sarà costituita da una superficie di almeno 90 ettari (attualmente in gran parte a destinazione d'uso industriale) destinata a deposito container e logistica, 36 ettari per le autostrade del mare, linee ferroviarie e bretelle autostradali che avranno come punto di congiunzione Fusina.
Una città terziaria, dove il polo logistico e dell'interportualità distrugge l'industria, mentre la speculazione immobiliare distrugge il patrimonio ambientale, artistico – architettonico, sanitario e abitativo. Una città dove regna sovrana la precarietà e lo sfruttamento schiavistico dei lavoratori migranti.

I VOLTI “NUOVI” DELLA BORGHESIA VENEZIANA: ORSONI E BRUNETTA
I due candidati sindaco per il comune di Venezia, Orsoni per il centrosinistra e Brunetta per la destra, si sono già espressi per il proseguimento della politica delle giunte precedenti e cioè lo sviluppo del sistema capitalista che vede nella speculazione l'unico terreno di profitto.
Quello che li distingue è semmai il riferimento di cordata, gli interessi finanziari di riferimento, nell'ambito della stessa classe dominante. Quello che li accomuna è la politica antioperaia e antipopolare che imprimeranno alla guida del governo locale e, nel caso di Brunetta, nella partecipazione anche a quello nazionale.
Non c'è dubbio che da Brunetta e dalla Lega Nord ci aspettiamo un maggiore livore contro i dipendenti pubblici e contro gli immigrati, una politica ancora più reazionaria e xenofoba. Lo smantellamento definitivo di quello che rimane dei trasporti e dei servizi pubblici essenziali (sociale, scuola, sanità); la privatizzazione della gestione dell'acqua potabile; la privatizzazione di 10 mila abitazioni attualmente di proprietà del comune o dell'Ater.
Da Orsoni ci aspettiamo, nel quadro delle linee sopra descritte, una politica concertativa tesa ad imbrigliare il sindacato, a cooptare la sua burocrazia dirigente, a rendere ancora più subalterna e interna alle logiche padronali la sinistra riformista, a favorire gli interessi economici e finanziari della Curia e del Vaticano (nei campi educativo e scolastico, immobiliare e turistico - alberghiero).
Di fronte alla prospettiva di governo di centro-sinistra (Orsoni) che prepara nuove sconfitte per i lavoratori e le lavoratrici, i comunisti propongono alla sinistra riformista (Federazione della sinistra e Sinistra ecologia libertà), alla dirigenza del sindacato, di rompere con le forze della borghesia liberale e costruire dall'opposizione un fronte unico di lotta in difesa degli interessi immediati dei lavoratori e delle lavoratrici, dei migranti, degli studenti, dei disoccupati, dei giovani precari.

IL NOSTRO PROGRAMMA
I lavoratori e le lavoratrici del veneziano non devono e non vogliono pagare ancora una volta la crisi capitalistica provocata dalla grande borghesia (commerciale, industriale e bancaria) e dalle contraddizioni proprie del modo capitalistico di produzione.
I lavoratori e le lavoratrici del veneziano non devono e non vogliono subire ancora una volta la speculazione, la devastazione ambientale, la privatizzazione dei trasporti, delle abitazioni, dell'acqua e dei servizi pubblici essenziali (asporto rifiuti, servizi sociali, sanitari e scolastici) messi in atto dalle politiche dei governi padronali (nazionale, regionale e locali) per permettere alla borghesia di ricavare quel profitto che non riesce a ricavare nella produzione.
Il Partito Comunista dei Lavoratori ritiene che solo la mobilitazione ad oltranza delle grandi masse operaie e popolari contro il padronato e il governo può suscitare quell'energia necessaria per spezzare le catene che avvolgono e immobilizzano la mente e le gambe del proletariato.
Un percorso di lotta che deve coinvolgere, a partire dalle rivendicazioni democratiche e parziali, tutte le forze politiche e sindacali del movimento operaio. Per questo chiediamo alla sinistra riformista di uscire dai governi e rompere con i liberali e ai sindacati di ritornare a proporre rivendicazioni e costruire conflitto nei posti di lavoro.

Nel quadro sociale e nella prospettiva sopra delineata il Partito Comunista del Lavoratori propone i seguenti punti programmatici:

- Il PCL appoggia la lotta dei lavoratori del veneziano e dell'intero paese in difesa dei posti di lavoro, dei salari, dei diritti e delle tutele. Nel contempo ripropone la difesa della salute nei posti di lavoro, contro gli infortuni e le malattie professionali.
- Il PCL, di fronte al continuo attacco da parte del governo ai diritti democratici, rivendica la necessità di difendere l'agibilità democratica, conquistata dai lavoratori con le lotte e la resistenza antifascista.
- Il PCL, di fronte all'acuirsi dei contrasti interimperialistici, sostiene i movimenti contro la guerra, la resistenza dei popoli oppressi e rivendica la necessità della chiusura immediata delle basi militari statunitensi e Nato nel Veneto.
- Il PCL difende la sanità pubblica, universale e gratuita. Per questo rivendica la trasformazione delle Aziende sanitarie in Enti di diritto pubblico, sotto controllo dei lavoratori e degli utenti, a partire dall'Ospedale all'Angelo; il mantenimento e l'estensione dei servizi sanitari e la loro gratuità a partire dal servizio di trasporto dei pazienti in ambulanza e idroambulanza.
- Il PCL sostiene il movimento di liberazione della donna contro le ingerenze oscurantiste del vaticano e del “movimento per la vita”, contro l’obiezione di coscienza di medici e infermieri. Rivendica la piena applicazione della L. 194 con il potenziamento della rete dei consultori familiari a sostegno di una sessualità libera e cosciente e la somministrazione della RU486 senza ricovero coatto; propone inoltre l’istituzione di programmi informativi e presidi per la prescrizione tempestiva della “pillola del giorno dopo” (che nel resto d’Europa è libera e gratuita). Un posto al nido d’infanzia per tutti i figli di madri lavoratrici.
- Il PCL sostiene il movimento di liberazione delle differenze sessuali, e intende istituire un registro delle unioni civili, perseguendo la parità dei diritti per tutte le coppie di fatto, anche omosessuali.
- Il PCL rivendica una qualità di vita dignitosa per i lavoratori pensionati e la realizzazione di adeguate strutture sociali pubbliche e gratuite per gli anziani.
- Il PCL difende la cultura, il patrimonio architettonico e artistico del centro storico di Venezia contro ogni speculazione finanziaria e immobiliare. Per questo difende la natura pubblica della scuola, dell'Università, dei musei e la dignità professionale di tutti i suoi operatori. Per un reale diritto allo studio intende potenziare i servizi universitari di mensa e alloggio, e garantire l’esenzione dal pagamento della retta per gli studenti delle famiglie a basso reddito, con l’istituzione di speciali borse di studio.
- Il PCL si pone in netto contrasto con la politica di cementificazione del Lido e auspica un riutilizzo pubblico e sociale delle sue strutture, denunciando le operazioni speculative incentrate sulla costruzione del nuovo Palacinema e legate unicamente al mero sfruttamento del business turistico.
- Il PCL denuncia il dissesto idrogeologico del territorio e rivendica la gestione pubblica dei consorzi di bonifica. Propone la messa in sicurezza della rete idrico-fognaria e la manutenzione dei territori adiacenti ai corsi d’acqua e dei fossati contro la cementificazione.
- Il PCL è contro la privatizzazione dei servizi pubblici e in particolare chiede il gratuito e pubblico servizio di distribuzione dell’acqua e di manutenzione della rete idrica.
- Il PCL é contro la reintroduzione del nucleare, fonte energetica altamente inquinante per l'ambiente e pericolosa per la salute e la sicurezza delle popolazioni. L’alternativa è lo sviluppo della ricerca scientifica e l'utilizzo delle energie pulite e rinnovabili (solare, eolica, energia marina, idroelettriche, geotermiche), il sostegno comunale e pubblico all'utilizzo di fonti energetici alternative (pannelli solari, fotovoltaici, ecc) anche in sostituzione di vecchi impianti inquinanti.
- Il PCL difende e rivendica il diritto alla casa, per questo sostiene i movimenti di lotta per la casa, contrasta ogni piano di privatizzazione del patrimonio abitativo comunale e propone un piano di recupero e di esproprio delle case sfitte presenti nel centro storico e della grande proprietà immobiliare ed ecclesiastica.
- Il PCL lotta per l'abolizione delle leggi precarizzanti del lavoro (dal Pacchetto Treu, alla Legge Biagi) e contro l'introduzione della "discontinuità lavorativa" dei lavoratori degli appalti (università, musei, ferrovie, ecc). Propone la stabilizzazione di tutti i lavoratori precari e il ritorno alla gestione pubblica dei servizi esternalizzati.
- Il PCL sostiene i movimenti di lotta contro il razzismo e la xenofobia, rivendica l'abolizione delle leggi razziste (Turco-Napolitano, Bossi-Fini, Pacchetto sicurezza di Maroni) e lo “ius sanguinis” (diritto di sangue per la nazionalità); propone l'estensione dei diritti politici e civili a tutti i migranti; il diritto al permesso di soggiorno per tutti i lavoratori migranti residenti; la nazionalità italiana per “ius soli” (diritto di nascita) a tutti quelli che la richiedono. Propone il rafforzamento della rete di mediatori culturali nelle istituzioni pubbliche (ospedali, scuole, carceri ecc.) e l’istituzione di un servizio di supporto alle giovani prostitute migranti che vogliono uscire dalla loro condizione di schiavitù.

- Il PCL di fronte alla drammatica situazione economica e sociale sostiene con tutte le proprie forze la necessità di costruire un coordinamento operaio delle aziende in crisi e in lotta, con delegati eletti in tutti i posti di lavoro, a cui deve essere affidata la reale direzione della lotta. Un coordinamento che per essere efficace deve articolarsi a livello aziendale e territoriale, provinciale, regionale e nazionale. Solo attraverso l'unità nella lotta è possibile rilanciare la richiesta di redistribuzione del lavoro, attraverso la riduzione dell'orario a parità di salario, e la nazionalizzazione, sotto controllo operaio e senza indennizzo, delle fabbriche in crisi e che licenziano.

Nel loro insieme queste rivendicazioni presuppongono un'alternativa complessiva di società e di potere: il socialismo.

Brunetta o Orsoni? I lavoratori veneziani tra l’incudine ed il martello!


Nell’ambito della discussione riguardante il futuro Sindaco della città emerge un dato significativo che accomuna tutti i nobili candidati e li rende fortemente simili. La totale assenza del punto di vista delle ragioni dei lavoratori, delle lavoratrici, delle masse popolari, dei giovani, dei disoccupati, dei pensionati, e dei migranti. Tale elemento non deve sorprendere: al di là della retorica elettorale e dell’enfasi propagandistica con cui si presentano certi aspetti dei futuri “progammi”, gli interessi dei lavoratori sono completamente sacrificati e resi subalterni al quadro economico e politico legato alle dinamiche di cambiamento del territorio. Negli ultimi anni Venezia ha visto cambiare profondamente il suo tessuto urbano e sociale. E’ stata testimone passiva di un riassestamento economico legato al graduale (ed ancor presente) smantellamento del polo chimico, del rafforzamento della sua vocazione logistico-intermodale, del suo rendersi sempre più oggetto di attrazione turistico-ricettiva e, non ultimo, preda ambita di esposizioni culturali ad uso e consumo di soggetti a cui si è donato, in una logica speculativa, gran parte del suo storico ed artistico patrimonio immobiliare. Nel tempo questi processi di smembramento, lento ma ugualmente invasivo, hanno colto tutte le passate amministrazioni come soggetti il cui baricentro di azione politica è stato del tutto subordinato a poteri ed interessi distantissimi dalle reali necessità di chi in città ci lavora e ci vive. Esse hanno accompagnato il modificarsi di un’economia che, mentre da una parte dismetteva intere filiere produttive, dall’altra ricercava altre forme di profitto richiedendo, nel contempo, un “adeguamento” strutturale e finanziario per un ulteriore spregiudicato uso della città stessa. Basti pensare alla situazione del porto commerciale di cui il presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Costa, esprime pienamente prospettive e pragmatici interessi. A Venezia il candidato del ''centrosinistra'' a sindaco sarà Giorgio Orsoni. Un esponente politico distante anni luce dalle ragioni del lavoro e pronto al ''dialogo'' con l'ampio ''panorama'' politico ed economico-finanziario della città. Un soggetto molto vicino agli ambienti della curia locale e favorevole al Mose, alla sublagunare, al quadrante di Tessera, al “rilancio” della cementificazione del Lido, allo smantellamento del polo chimico e quindi in totale sintonia e continuità con l’attuale giunta. Le cosiddette primarie, oltre a registrare un calo d’interesse per una concorrenzialità tra i candidati del tutto inesistente su tali temi e assolutamente falsata da etichette o aggettivi inutili, rivelano una volontà politica precisa: Venezia deve continuare a trasformarsi sempre più in un territorio in cui le speculazioni edilizie, la svendita dei suoi palazzi, dei suoi ospedali pubblici,delle sue scuole, dei suoi splendidi musei,delle sue isole, della sua storia, la chiusura delle sue fabbriche, e l’apertura di sempre nuovi alberghi e nuovi business non possono conoscere ostacoli. La sinistra cittadina, cosiddetta “radicale”, invece di fare un serio bilancio della propria esperienza di governo locale e rompere definitivamente con certe pratiche passate, ha realizzato una alleanza subalterna con il verde Gianfranco Bettin. In questo quadro, tali forze, hanno cercato di operare un remaking elettorale dimenticandosi di aver avuto negli anni passati addirittura un assessorato alla cultura (artefice di ampie privatizzazioni) e di aver condotto indisturbata tutto il percorso di tali cambiamenti nel sottobosco amministrativo delle diverse municipalità. Ma non basta; le proposte dello stesso Pettenò (Fds) di utilizzare le aree “bonificate” di Porto Marghera per avviare e collocare lì quel grande e mostruoso nuovo capitolo di cementificazione del territorio (individuato già a suo tempo nel quadrante di Tessera), esprimono una totale ed indiscussa omogeneità di programmi che ricalcano film già visti soprattutto in prossimità delle elezioni. Un finto sviluppo legato alle esigenze del “mattone” totalmente piegato a logiche affaristico-speculative. Una sinistra, ben poco radicale, quindi, e tutta rivolta, negli anni, a sedersi nelle varie presidenze (o nei CdA) delle vecchie municipalizzate o a richiedere e garantire ricchi e fruttuosi appalti (nel sociale, nella cultura, nell’edilizio, nel logistico, nella sanità, nella “sicurezza”, ecc.) per cooperative o imprese “amiche”. In queste politiche dei governi di centrosinistra locali, da Costa a Cacciari, in questa totale subalternità ai suddetti programmi, risiede la responsabilità politica, la causa prima, della possibile conquista della città da parte di una destra reazionaria e razzista rappresentata da Brunetta, che si è distinto da Ministro del Governo in un attacco forsennato contro i lavoratori di tutto il Paese. Di fronte, dunque, ai due corni dell'alternanza (borghese) tutta interna ai poteri forti operanti in città, riteniamo necessaria la presenza di una forza politica realmente alternativa, il Partito Comunista dei Lavoratori, che si collochi da una parte sola: con le classi subalterne e sfruttate, con le loro ragioni ed i loro interessi nella prospettiva generale di un nuovo sistema di leggi e di potere. La scesa in campo di un soggetto politico che rappresenti, realmente e senza alcun vincolo di compatibilità con i poteri forti locali e nazionali, le ragioni di un vivere sociale ed economico senza le paure di una precarietà costante e continua. Prioritaria di un tale programma risulta essere la necessità di un coordinamento tra le diverse istanze del lavoro salariato presenti in città, orientata ad arrestare i continui licenziamenti, il perdurare di uno sfruttamento intensivo dei restanti lavoratori e a smascherare le solite promesse elettorali buone per tutte le “stagioni” politiche. Compito arduo ma che, con il nostro impegno, cercheremo di raggiungere utilizzando la prossima campagna elettorale come uno strumento di contatto con le forze più vive della città: quelle legate agli interessi reali e concreti del mondo del lavoro.

Partito Comunista dei Lavoratori Venezia Sezione Pietro Tresso

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